La nascita del progetto
Negli ultimi anni si è assistito a un'ampia diffusione delle più diverse pratiche di filosofia per bambini. Talvolta queste pratiche hanno elaborato protocolli rigidi con l’ausilio di strumenti pedagogici anche molto complessi, in altri casi sono state sviluppate empiricamente metodologie plurali sulla base delle sensibilità individuali: tratto comune di queste esperienze è stato il riferimento a bambini delle elementari o del primo ciclo della scuola media. Plurale è stata anche la concezione della filosofia utilizzata come base del lavoro didattico e educativo: la filosofia come introduzione alle pratiche democratiche, come ricerca della verità, come costruzione di un'argomentazione logica, come forma di avviamento alla conoscenza scientifica. Meno sviluppato, invece, è stato il lavoro educativo con i bambini attraverso la valorizzazione del ruolo del sapere filosofico nell'analisi delle questioni etiche. A partire da un’attenta riflessione su questi precedenti esperienze, il progetto Piccole ragioni si caratterizza per una diversa interpretazione del sapere filosofico e per una diversa concezione del lavoro educativo. In particolare, tre sono state le caratteristiche peculiari del progetto: in primo luogo, esso intende promuovere il ruolo del sapere filosofico nell’analisi e nella riflessione sulle questioni etiche; in secondo luogo, esso si rivolge a bambini della scuola dell’infanzia, attraverso l’utilizzo di metodologie e linguaggi pensati appositamente per loro; in terzo luogo, si pone l’obiettivo di valorizzare il lavoro delle insegnanti, che – attraverso un corso di formazione tenuto da docenti universitari, filosofi, psicologi e pedagogisti – hanno arricchito il loro bagaglio professionale. Mettendo a frutto questa esperienza, hanno poi definito i loro percorsi didattici in piena autonomia.

Modalità di lavoro
Il lavoro è stato suddiviso in due aree diverse ma complementari.
Da un lato, è stato sviluppato un percorso di formazione per le insegnanti, attraverso incontri con docenti universitari che hanno affrontato criticamente il tema in esame nelle diverse edizioni ed esposto il loro punto di vista sul rapporto tra il sapere dei bambini e il sapere filosofico (anche in connessione con altre forme artistiche di riflessione e conoscenza, come il teatro e il cinema).
Dall’altro lato, l’attività in classe è stata condotta dalle insegnanti con strumenti di apprendimento che possono considerarsi “classici” quali l’espressione grafico-pittorica, il racconto narrativo, l’intervista, l’invenzione di giochi o la rappresentazione teatrale. Naturalmente le insegnanti non hanno mirato a tenere delle lezioni di filosofia ai bambini, ma a servirsi della filosofia come forma di interrogazione e di sapere critico, come modalità di discussione rispetto a ciò che appare scontato, come modello di pensiero per ogni processo di denaturalizzazione dell'esistente. Con i bambini questo esperimento è stato realizzato attraverso il confronto diretto con problemi etici. Ad esempio, ponendo domande del tipo: di che cosa abbiamo bisogno per essere felici? Che cosa sono il bene e il male? Perché le regole devono essere rispettate? Esiste una città ideale? Si è così rivelata un'intensa capacità di partecipazione e coinvolgimento in una discussione dialettica che, senza offrire soluzioni precostituite, ha condotto a verità provvisorie frutto di una deliberazione giocosa e partecipata.

Gli scopi del progetto
Lo scopo del progetto è favorire lo sviluppo, da parte del bambino, di una riflessione critica su questioni di carattere etico che appaiono spesso scontate e banali. Una delle convinzioni da cui parte il progetto è infatti quella secondo la quale nello sviluppo conoscitivo del bambino vi sia uno spazio talvolta trascurato relativo alla conoscenza etica, spesso lasciata in secondo piano rispetto all’attenzione dedicata all'intelligenza cognitiva e al riconoscimento della sfera emotiva e affettiva. Una maggiore attenzione alle questioni etiche dovrebbe favorire la nascita di una prima consapevolezza critica da parte del bambino nella sfera dell'agire collettivo e della vita in comune, in modo che egli possa interiorizzare attivamente (perché prodotto di un sapere fondato sull'esperienza in grado di costruire abilità sociali) valori necessari alla convivenza sociale e al rispetto degli altri. Il tentativo di far emergere le questioni etiche dovrebbe condurre alla definizione dell'immagine del bambino inteso come protagonista attivo di un percorso di apprendimento e di riflessione sulle questioni etiche a partire da esperienze concretamente sviluppate sul piano metaforico (racconto, disegno, rappresentazione ecc.), che è fondamentale per l'attività conoscitiva, visto che quest'ultima non può essere riducibile esclusivamente alla dimensione concettuale. L'idea-guida del progetto consiste dunque nel favorire il processo di riflessione autonoma e nel rendere queste riflessioni visibili attraverso i canali comunicativi più vicini al bambino come, per esempio, le attività grafiche, l'invenzione di racconti o la drammatizzazione. Nel lavoro didattico e educativo, i diversi temi affrontati sono stati declinati secondo forme comprensibili al bambino, e soprattutto vicine alle sue esperienze quotidiane, e si è partiti dalla consapevolezza che il bambino possiede già idee e rappresentazioni mentali riguardanti i temi etici. Tuttavia, queste idee e queste rappresentazioni avrebbero dovuto emergere con chiarezza e consolidarsi tramite i percorsi scelti e strutturati dalle insegnanti.

Il volume Piccole ragioni
Nel 2012, con la pubblicazione del volume Piccole ragioni. Filosofia con i bambini (Franco Cosimo Panini Editore), sono stati resi pubblici i risultati educativi e didattici dell’esperienza dei primi due anni del progetto. Il libro, presentato da Roberto Franchini, presidente della Fondazione San Carlo di Modena, e introdotto da Adriana Querzé, assessore all’Istruzione del Comune di Modena, risulta diviso in due parti. Nella prima sono raccolti interventi e brevi saggi di carattere teorico e metodologico: Alfonso Maurizio Iacono, professore di Storia della filosofia all’Università di Pisa, affronta il tema dei mondi intermedi, istituendo un confronto tra le teorie di Donald Winnicott e di Gregory Bateson sul gioco e sull’imitazione; Maria Antonella Galanti, professoressa di Pedagogia all’Università di Pisa, si concentra sul rapporto tra adulti e bambini e sulla concezione della filosofia come pratica dialogica; Carlo Altini, direttore scientifico della Fondazione San Carlo di Modena, si sofferma sull’importanza del sapere filosofico come educazione alla cittadinanza e all’autonomia; infine, Benedetta Pantoli descrive gli intenti educativi del progetto e la sua utilità per la crescita professionale delle insegnanti delle scuole dell’infanzia. La seconda parte del libro raccoglie la documentazione relativa ai seguenti cinque percorsi di filosofia, che hanno coinvolto i bambini di quattro e cinque anni nelle scuole dell’infanzia del comune di Modena:

  • Un mondo dove sto bene. Come costruire un mondo migliore ponendomi anche dal tuo punto di vista. Progetto realizzato con 22 bambini della scuola d’infanzia comunale Tamburini sotto la direzione dell’insegnante Grazia De Cristan.
  • Tre strade per un viaggio. Filosofeggiando costruiamo la nostra utopia. Progetto realizzato con 25 bambini della scuola d’infanzia comunale San Damaso sotto la direzione dell’insegnante Patrizia Manicardi.
  • La casa nel parco. Progetto realizzato con 25 bambini della scuola d’infanzia comunale Edison sotto la direzione dell’insegnante Mariella Mari.
  • Il ventre della cosa. Progetto realizzato con 26 bambini della scuola d’infanzia comunale San Remo sotto la direzione delle insegnanti Cinzia Gorni e Carmina Argentieri.
  • L’isola che non c’era e adesso c’è. Progetto realizzato con 26 bambini della scuola d’infanzia comunale Tamburini sotto la direzione dell’insegnante Luana Cordova.

Si tratta di un lavoro di natura sperimentale, sia per l’età dei bambini, sia per le sue modalità di svolgimento: le classi sono state divise in due gruppi e si è chiesto ai bambini stessi di proporre e sviluppare argomenti filosofici attraverso la narrazione e il gioco, a partire da un «enigma iniziale» e sempre sotto la guida delle insegnanti e dei filosofi. Ogni esperienza è corredata da riflessioni di metodo e da brevi brani filosofici, che intendono mostrare come il modo in cui i bambini hanno affrontato in classe un determinato problema possa talvolta evocare il modo in cui questo è stato affrontato dai filosofi. La documentazione è introdotta da un saggio di Luca Mori, ricercatore dell’Università di Pisa, dedicato agli esperimenti mentali filosofici e al ruolo dell’immaginazione.