Tempo

Il tempo è un bambino che gioca muovendo le pedine,
il regno di un bambino.
Eraclito

Campo tematico

Fin dai tempi antichi filosofi e scienziati hanno cercato risposta alla domanda «che cos’è il tempo?». Sant’Agostino scrive: «se non mi domandi che cos’è il tempo, lo so; se me lo domandi, non lo so» (Confessioni, libro IX). Dal panta rei di Eraclito al paradosso di Zenone fino alle riflessioni di Aristotele e alla concezione del tempo ciclico dello stoicismo, l’indagine filosofica sul tema ha avuto un carattere complesso tale da interessare il libero arbitrio e chiamare in causa via via le teorie deterministiche o quelle della casualità e del caos. La stessa visione newtoniana, che riconosce una netta separazione fra tempo assoluto e tempo relativo, viene contestata quando l’idea di tempo assoluto è messa in discussione. Saranno le equazioni di Maxwell, le trasformazioni di Lorentz e la teoria della relatività di Einstein a determinare, in epoca contemporanea, la svolta cruciale: il tempo non scorre immutabile e indifferente, ma risente dei sistemi di riferimento ed è perciò sempre relativo.

La filosofia, meno interessata della scienza alla misurazione del tempo, è particolarmente attenta alla relazione uomo-tempo e alla percezione soggettiva che ognuno di noi sperimenta nella quotidianità. Bergson tematizza un tempo qualitativo, costituito da stati di coscienza, da un continuo fluire non scomponibile di momenti che si compenetrano: la sua visione influenza potentemente scrittori e artisti del Novecento, basti pensare a Italo Svevo, a James Joyce e a Salvador Dalì. La varietà di posizioni da cui si può affrontare l’idea del tempo, e la complessità ulteriore che il rapporto uomo-tempo assume quando questa relazione interessa i bambini, ha stimolato il gruppo a impostare i laboratori Lo scatolone del tempo, Sì.lo.so.fare, La macchina del tempo e La memoria delle cose su basi fortemente esperienziali e ad accompagnare sempre la riflessione filosofica alle attività manuali o di gioco, secondo un approccio prassi/teoria/prassi.


In quanto variabile fondamentale che caratterizza l’esistenza di ognuno di noi, il tempo esercita un ruolo essenziale anche nella crescita del bambino. Dalla concatenazione di più fattori – da quelli prevalentemente biologici e fisiologici a quelli più squisitamente relazionali – risulta essere differente la capacità di attribuire un senso, una rilevanza e un significato a parole semplici, eppure complesse, come "ieri", "oggi", "domani", "mai più", alla parola "tempo" in generale e alle sue scansioni e ciclicità.
Durante il primo anno di vita il bambino è quasi del tutto legato all’hic et nunc; solo a partire dai tre anni si osservano le prime concezioni di progettualità. Il concetto di temporalità è per il bambino la conquista graduale di una visione del mondo sempre meno egocentrica, che si trasformerà in una prospettiva oggettivata e diacronica propria dell’adulto. In questo percorso è importante che il bambino comprenda anche l’importanza del tempo dell’attesa, non come vuoto, bensì come valore, come occasione irripetibile per darsi la possibilità di assimilare i concetti e selezionare gli stimoli. Il bambino ha bisogno di percepire quel tempo per sentirsi ascoltato, per raccontare e raccontarsi. Le riflessioni all’interno del gruppo hanno infatti evidenziato come siano proprio le figure adulte di riferimento (i genitori e talvolta gli insegnanti) che spesso proiettano sui bambini il loro bisogno di non lasciare «vuoti» all’interno di giornate perfettamente programmate, attribuendo più o meno esplicitamente un’accezione negativa al tempo della noia e dell’attesa. Questo tempo, ben lungi dall’essere perso, è invece un tempo guadagnato, che il bambino può facilmente scoprire e sfruttare in modo costruttivo e formativo.

Corsisti

Alessandra Fantaroni

Ilaria Ficara

Giulia Mazzoli

Presentiamo di seguito i laboratori ideati dai corsisti che si sono confrontati con questo campo tematico.

 

Lo scatolone del tempo

Il laboratorio invita i bambini dai 6 agli 8 anni a racchiudere in una scatola personale immagini e oggetti riconducibili al tempo, scelti dagli educatori in modo da evocare tutte le possibili accezioni del concetto e integrabili, a discrezione dei bambini, con disegni o manufatti di loro creazione, per lasciare sempre una possibilità di espressione libera. La creazione della scatola personale del tempo avviene in due fasi, una dedicata alla scelta delle immagini e l’altra alla scelta degli oggetti. I bambini sapranno solo in un secondo momento che il tempo avuto a disposizione è stato il medesimo per le due fasi. Un’esperienza concreta e condivisa fra i bambini li aiuta a riflettere sull’incidenza e sulla variabilità della percezione del tempo: si suppone che la simmetria delle due fasi non venga colta, essendo la loro attenzione assorbita da attività ludiche e creative. Il tempo del divertimento presenta la propria natura di tempo velocissimo rispetto a quello dilatato della noia.

La discussione mira a stimolare un confronto di gruppo, con domande e ipotesi, sulla percezione oggettiva e soggettiva del tempo (il tempo degli orologi e il tempo percepito), sull’incidenza del tempo nel significato che diamo alle cose (la speranza nella dicotomia effettivo/auspicabile), iniziando a introdurre anche l’idea di tempo assoluto e di tempo relativo. Sapendo di avere a disposizione un tempo limitato, avremmo operato scelte diverse? La discussione prosegue nel gruppo con l’obiettivo di coinvolgere direttamente i bambini, chiamati ad aprire le proprie scatole e a illustrare al gruppo dei partecipanti le scelte effettuate, sviluppando così connessioni e relazioni tra mondi individuali. A poco a poco si cerca di includere tutte le diverse sensibilità espresse attraverso la costruzione di un unico grande scatolone del tempo capace di contenere questa complessità in un luogo posto forse fuori dal tempo, che possiamo solo intuire sbirciando attraverso piccole fessure.

 

Sì.lo.so.fare

Per i più piccoli, dai 4 ai 6 anni, si è scelta la modalità gioco, che ha dato vita al laboratorio Sì.lo.so.fare, in cui si sperimenta la dinamica sliding doors in una sorta di gioco dell’oca finalizzato all’invenzione di una storia, nella quale le pedine sono i bambini. I protagonisti iniziali sono gli stessi per tutti, ma Luca e Marta vivranno esperienze e avventure diverse a seconda delle scelte che ogni bambino opera nel corso del gioco e del caso che lo vincola all’ideazione di sviluppi positivi, negativi o liberi, tramite l’estrazione di un biglietto con il simbolo corrispondente (⇧, ⇩, ⇔).

Si affronta il problema di quanto è ampio il nostro margine di libertà riguardo a un’azione futura. I punti di snodo della narrazione sono «caselle magiche» che si riferiscono ad ambiti in cui bambini di questa età abbiano già sperimentato una facoltà di scelta, quali cibo, gioco, amici, famiglia, sport. Il punteggio positivo può implicare uno sviluppo favorevole della storia, ma anche uno scorrere più veloce del tempo, tipico dei momenti di divertimento. La riflessione filosofica si svolge durante le fasi del gioco e della composizione della storia personale che poi viene raccontata e confrontata con le altre.

 

La memoria delle cose

I bambini dai 7 ai 10 anni sono i destinatari del laboratorio La memoria delle cose, che inizialmente coinvolge i bambini in una sorta di esperienza archeologica, finalizzata alla ricostruzione di un oggetto i cui frammenti sono da ritrovare all’interno di scatole riempite di polistirolo. L’oggetto recupera quindi la propria forma originaria, ma i segni del tempo e dei suoi trascorsi si manifestano con evidenti cicatrici. I bambini si interrogano a gruppi sull’oggetto ritrovato: da dove viene? Quanti anni ha? È stato importante per qualcuno? Chi lo usava e a che cosa serviva? Ha viaggiato? I bambini riflettono sulle storie nascoste degli oggetti, che si perdono nel tempo e nello spazio e che cambiano a seconda delle culture e delle tradizioni: anche gli oggetti più semplici raccontano idee, affetti e vite. Il confronto finale fra le storie farà emergere alcuni di questi mondi nascosti. Al termine, i bambini porteranno a casa una ciotola personalizzata, simile a quella ritrovata, pronta per un viaggio nel tempo insieme a loro.

 

La macchina del tempo

Il laboratorio di drammatizzazione La macchina del tempo è indirizzato a bambini dai 7 ai 10 anni, che partono per un viaggio nel tempo armati di una borsina di carta, un diario di «viaggio nel tempo» da compilare nelle varie tappe e un gomitolo colorato. Tre alti scatoloni diventano i portali attraverso i quali i bambini possono entrare nel passato, nel presente e nel futuro, accompagnati dal suono di un ticchettio costante e regolare. La guida che li accompagna in questo viaggio è un operatore che si presenta come molto anziano al momento dell'accoglienza e che via via ringiovanisce durante lo svolgimento del laboratorio.

La componente di drammatizzazione si attiva nel momento in cui i bambini, attraversato un portale, interpretano loro stessi in un momento liberamente scelto, che deve rispettare come unico requisito quello di appartenere al portale che li ha accolti (passato, presente o futuro). A turno i bambini rispondono alle domande poste dall’esperto – chi sei e dove sei nel tempo, che cosa ti piace fare nel momento che hai scelto – dando voce, di fronte al gruppo, a una versione di se stessi incastonata nell’attimo scelto. Quel preciso momento sarà riportato anche nel diario di viaggio.

L’educatore sottolinea l’ampia libertà di scelta concessa a ogni partecipante («Siamo nel PASSATO, ma ognuno di voi può scegliere il proprio: chi torna indietro di una settimana, chi al suo compleanno dei due anni, chi al primo giorno di scuola o ad una vacanza speciale» o ancora «Siamo giunti nel FUTURO! È un futuro collocato dove decidete voi: qualcuno pensa a domani, qualcun altro a quando sarà nonno o nonna o al quindicesimo o trentesimo compleanno. Qualcuno si immagina in un futuro lontanissimo, quando forse le persone vivranno 1000 anni o su altri pianeti. Ora diamo nuovamente risposta alle mie domande»). Solamente dopo essere giunti alla fine del percorso i bambini sono invitati a entrare in uno spazio neutro, di fronte ai tre portali, dove sedersi in cerchio. Qui il tempo sembra fermo, sospeso; il ticchettio cessa e i bambini possono riflettere sull'esperienza fatta.

I fili di lana srotolati durante il viaggio testimoniano il cammino personale di ogni bambino, collegano tra loro momenti altrimenti isolati e li arricchiscono di significato. I fili testimoniano inoltre l’incontro con gli altri: talvolta appena sfiorati, altre volte aggrovigliati con essi. Ancora una volta si cerca un’esperienza diretta per valorizzare la metafora. Nella discussione finale l’educatore stimolerà il confronto fra i partecipanti sulla percezione del tempo e del percorso effettuato: è stato lineare o circolare? Il presente si è trasformato in passato quando siamo entrati nel portale futuro? Le immagini delle stagioni, che si ripetono identiche all’interno di ogni portale, rimandano al tema del tempo ciclico o lineare e offrono lo spunto per evidenziare che in alcuni contesti l’unico tempo percepito come significativo è il continuo avvicendarsi delle fasi naturali.

I bambini potranno inoltre interrogarsi sulla loro identità come elemento più o meno stabile in relazione alla componente tempo e su quali elementi presentano una naturale resistenza al cambiamento. L’età dell’educatore in continuo cambiamento intende introdurre un elemento di riflessione: la persona è anziana quando si è nel passato e ringiovanisce procedendo verso il futuro, quasi rappresentasse essa stessa l’incarnazione del tempo.

 

Bibliografia di riferimento

Barjavel R., Il viaggiatore imprudente, trad. it., Milano, Garzanti, 1999
Bencivenga E., La filosofia in cinquantadue favole, Milano, Mondadori, 2011
Bodei R., La vita delle cose, Roma-Bari, Laterza, 2009
Brenifier O., Després J., Il libro dei grandi contrari filosofici, trad. it., Milano, Isbn, 2007
Callender C., Edney R., Il tempo a fumetti, trad. it., Milano, Raffaello Cortina, 2009
Callender C., Edney R., La relatività a fumetti, trad. it., Milano, Raffaello Cortina, 2008
King S., 23/11/63, trad. it., Milano, Sperling & Kupfer, 2011
MacGregor N., La storia del mondo in 100 oggetti, trad. it., Milano, Adelphi, 2012
Mattozzi A., Volontè P., Burtscher A., Lupo D., Biografie di oggetti. Storie di cose, Milano, Mondadori, 2009
Viti S., Il sasso e il filo di lana. Essere bambini, essere maestri, Roma, Manifestolibri, 2013